Educare per gestire al meglio i risparmi

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“Tutti i nodi vengono al pettine“. Mario Ambrosi, presidente di Efpa Italia, cita questo vecchio adagio per descrivere l’atteggiamento con il quale i risparmiatori italiani hanno finora affrontato il tema delle decisioni riguardanti i propri risparmi. “Pur possedendo un volume impressionante di risparmio da parte, infatti, il nostro Paese occupa, da sempre, gli ultimi posti delle classifiche Ocse che misurano le conoscenze finanziarie dei propri cittadini”

Non sorprende quindi leggere che l’ultima indagine Acri-Ipsos registri un aumento della percentuale di risparmio che i risparmiatori mantengono sul conto corrente, soprattutto in un contesto di incertezza come quello che stiamo vivendo.

La liquidità ferma sui conti correnti ha raggiunto quasi i 2.000 miliardi di euro. Una cifra esorbitante, che potrebbe essere sicuramente allocata al meglio, quantomeno per proteggersi dalla perdita di potere di acquisto. Se infatti in un passato anche recente il parcheggio della liquidità sul conto garantiva una qualche forma di remunerazione, oggi più che di remunerazione bisogna parlare di costi.

I tassi attivi sono a zero, a meno di non vincolare le proprie somme per qualche anno, mentre le spese stanno aumentando.

Per gli italiani è il momento di affrontare, con più attenzione, il tema della gestione dei loro risparmi. E per farlo bisogna innanzitutto educare. Solo così le famiglie italiane potranno organizzare al meglio la loro grande capacità di risparmio. In tal senso oggi c’è una maggiore consapevolezza di quanto sia fondamentale avere delle conoscenza finanziarie.

Tant’è che da qualche anno, dalle istituzioni sono arrivati segnali importanti che vanno in questa direzione.

Il primo riguarda la creazione del Comitato per la programmazione ed il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, che finalmente si propone coordinare a livello nazionale le molte iniziative formative in corso.

Il secondo ha riguardato l’istituzione, anche in Italia, dei Pir, che tanto hanno contribuito alla crescita del mercato finanziario domestico in altri Paesi, avvicinando alla Borsa i risparmiatori con un atteggiamento più disciplinato.

Ma a giocare un ruolo importante c’è anche l’entrata in vigore della normativa europea Mifid II, che tra gli altri aspetti, determina nuovi obiettivi di trasparenza proprio verso il risparmio gestito e richiede nuovi e misurabili requisiti formativi ai consulenti che propongono investimenti ai clienti, siano essi dipendenti bancari o consulenti finanziari abilitati all’ offerta fuori sede.

Non è certo un caso notare come i flussi di risparmio che sono usciti dai titoli a reddito fisso, siano essi statali o bancari, stiano andando a incrementare gli strumenti del risparmio gestito rappresentati da fondi comuni, polizze o fondi pensione. Questo trend è destinato a durare a lungo, facendo avvicinare il nostro Paese al resto d’Europa.

E’ possibile allora immaginare che tra poco nessuna famiglia italiana avrà più dubbi sul valore della diversificazione degli investimenti e sulla corretta asset allocation che dovrebbe impostare in base ai suoi obiettivi personali e che saprà prendere così decisioni realmente consapevoli?

“In realtà, come è immaginabile, il percorso è appena iniziato – risponde Ambrosi – ma le risposte che il risparmio gestito potrà dare al risparmiatore sono ancora molte insieme alle risposte qualificate che il mondo dei consulenti finanziari ha saputo fornire in questa come in altre delicate fasi di cambiamento dei mercati”.

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Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.